Agricoltura verticale, il design e l’innovazione sono green

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Era il 2009 quando il Time affermò che il mercato immobiliare mondiale non stava più ottimizzando le proprie risorse ed  indicò come vincitrice del premio per le migliori invenzioni di quell’anno la Valcent, un’azienda pioniera per lo sviluppo dell’agricoltura verticale idroponica (dove le piante vengono fatte crescere in soluzioni di acqua e minerali).

L’azienda aveva creato un sistema che, attraverso un motore azionato ad energia solare, permette la rotazione delle piattaforme coltivate su cui crescono le diverse tipologie di piante, favorendo una maggiore e migliore esposizione al sole. Inoltre lo sviluppo in verticale di tali coltivazioni consentirebbe, rispetto ai metodi di coltivazione tradizionali, un enorme risparmio di acqua da impiegare per innaffiare le piante.
Considerando che ad oggi la popolazione urbana mondiale è composta da circa 3,5 miliardi di persone ed è previsto che nel 2025 arrivi a contarne 5 miliardi, l’agricoltura verticale rappresenta un’innovazione che combina diversi aspetti davvero interessanti. Innanzitutto, dal punto di vista architettonico e del design, si prospetta la costruzione di edifici “green” le cui pareti non saranno più composte solo da rigidi e grigi mattoni, ma da bellissime e colorate piante decorative.

Ma non è solo l’estetica l’unico aspetto interessante della faccenda; immaginiamo di poter produrre degli alimenti sostenibili (limitando l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti) che consentirebbero un approvigionamento completo ai cittadini che abitano le diverse metropoli, attraverso un raccolto attivo tutto l’anno a chilometri zero (gli orti ed i mercati ortofrutticoli da cui acquistare i prodotti agroalimentari sono presenti già in città).
Tuttavia il dibattito su questa particolare modalità di coltivazione è tutt’ora in corso e si presenta molto acceso, soprattutto dal punto di vista economico. Infatti questa tecnologia comporta dei costi non indifferenti e non solo relativamente ai consumi energetici; basti pensare che il totale per la costruzione di un edificio adibito per una coltivazione verticale si aggira intorno agli 83,7 milioni di dollari.

Dal 2011 ad oggi l’agricoltura verticale si è lentamente diffusa in qualche paese del Nord Europa (come l’Olanda con la società Plant Lab), ma in particolare in Asia, ad esempio a Singapore (tramite dei grattacieli costruiti dalla Sky Green) ed in Giappone dove sono state sviluppate le prime Vertical Farm (quella giapponese si chiama Nuvege ed è grande 57.000 metri quadri). Negli Stati Uniti, invece, un progetto dell’Aprilli Design Studio denominato Urban Sky Farm prevede la costruzione di diversi edifici adibiti alla coltivazione verticale idroponica nel cuore di Brooklyn.
In conclusione in un contesto di sovrappopolazione, di forte urbanizzazione ed in cui gli spazi e le terre coltivabili sono destinati a diminuire sempre di più, l’agricoltura verticale si pone come una soluzione che, combinando un’idea particolare ed innovativa dal punto di vista del design, dell’architettura e della sostenibilità alimentare, risulta essere davvero interessante e probabilmente utile nel risolvere diverse problematiche.

Fonte dell’immagine: Paperblog

Sintesi
Articolo
Agricoltura verticale, il design e l’innovazione sono green
Descrizione
L'agricoltura verticale rappresenta da qualche anno un'innovazione sia dal punto di vista delle tecniche di coltivazione che da quello del design urbano...
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